IL PIEDE CHE MERAVIGLIA!! CONOSCILO DI PIU!!.

Il piede è un miracolo di ingegneria

Una macchina delicata da cui parte il benessere di tutto il corpo. Si tratta di un sistema intricato di 26 ossa, 42 articolazioni, 33 muscoli e 107 legamenti che deve farsi carico, a ogni passo, di una pressione tre volte superiore al peso del nostro corpo.

Leggi con attenzione, ti aiuterà moltissimo specialmente nella postura (posizione ergonomica del corpo).

La scienza ci spiega ma poi noi dobbiamo mettere in pratica quello che abbiamo imparato se vogliamo ottenere risultati altrimenti continueremo a camminare curvi ed a correre in modo scorretto.

Pur essendo "progettati" per tollerare più di 200.000 chilometri, ogni giorno i piedi poggiano a terra migliaia di volte (se si conduce un movimento regolare) e il carico di pressione che deve sopportare è considerevole: una corsa di 7 chilometri (attività ad alto impatto) fatta da un individuo di 70 chili produce su ogni piede una pressione complessiva pari a 900 tonnellate. Camminando (attività a basso impatto) la pressione totale si riduce, ma sono comunque tonnellate di peso che gravano sui piedi. Anche nella vita di tutti i giorni il piede è sottoposto a stress biomeccanici: per necessità si salgono o si scendono scalini, si affrontano percorsi lunghi e stressanti, siamo obbligati a muoverci in fretta. Infine, anche il semplice stare in piedi apporta peso a carico degli arti inferiori. Quando pratichiamo dello sport, generalmente il piede è caricato di un ulteriore stress, che può comunque essere ridotto di molto con l'uso di una scarpa idonea, che scarica su di sè la gran parte delle sollecitazioni dannose per il piede ed il resto del corpo. 

Non sempre il piede appoggia in maniera corretta.

A seconda della conformazione di piede e caviglia ma anche dall'età, vi può essere un appoggio anomalo, che carica in maniera eccessiva l'interno o l'esterno del piede. Il piede normale appoggia inizialmente sulla parte esterna del tallone, successivamente, con movimento rotatorio, scarica il peso verso la punta e inclinandosi appoggia sull'arco plantare. Questo movimento, che viene definito pronazione, aiuta al piede a smorzare l'impatto con il terreno.

SEI UN PRONATORE?

Esistono vari sistemi per verificare il proprio stato di appoggio: il più semplice è quello di osservare l'intersuola delle proprie scarpe usate (meglio se un po' vecchiotte), dopo averle appoggiate su un tavolino. Guardale dal dietro: se i talloni convergono verso il basso e sono deformati nella parte interna, siamo in presenza di un appoggio in iperpronazione. Se invece le suole presentano una forte usura nella parte esterna l'appoggio è in supinazione.

Un altro sistema per capirlo è quello dell'orma: dopo aver inumidito il piede, appoggialo sopra un foglio di carta ed osserva: se l'impronta è "magra" (tallone ed avampiede sono collegati da una linea sottile non sei pronatore. Se invece l'impronta è "grassa"(tallone ed avampiede sono un tutt'uno) probabilmente sei un pronatore.

Normale pronazione

La parte esterna del tallone fa il primo contatto con il suolo. Il piede "rotoli" attivo circa il quindici per cento, viene a contatto completo con il suolo, e può sostenere il peso del corpo senza alcun problema. Il rotolamento del piede distribuisce in maniera ottimale le forze di impatto. Questo movimento si chiama "pronazione," ed è fondamentale per l'assorbimento degli urti corretta. Alla fine del ciclo del passo, si spinge al largo in modo uniforme dalla parte anteriore del piede.

Iperpronazione

Come per il "pronazione normale" sequenza, l'esterno del tacco fa il primo contatto a terra. Tuttavia, i rotoli del piede verso l'interno più del quindici per cento ideale, che si chiama "iperpronazione". Questo significa che i problemi di piede e caviglia hanno stabilizzare il corpo, e lo shock non viene assorbito nel modo più efficiente. Alla fine del ciclo del passo, la parte anteriore del piede spinge via la terra usando soprattutto l'alluce e il secondo dito, che poi deve fare tutto il lavoro.

Corridore con appoggio ipopronatorio (Supinazione)

I supinatori sono quegli atleti che hanno un movimento di pronazione insufficiente a causa di una scarsa mobilità delle articolazioni che interessano il movimento del piede, questi infatti dalla fase di appoggio alla rullata ed alla spinta finale mantengono in prevalenza sulla parte esterna del piede il carico. In questo caso il corridore non deve fare affidamento a nessun sistema di correzione, bisogna solo ed esclusivamente acquistare delle scarpe neutre, il supporto termoplastico della scarpa invece non crea un problema né al supinatore ne all'iperpronatore.

LA POSTURA ERGONOMIA DEL CORPO

 

La postura è l'adattamento personalizzato di ogni individuo all'ambiente fisico, psichico ed emozionale. In altre parole è il modo con cui reagiamo alla forza di gravità e comunichiamo. 

Per quanto concerne l'ontogenesi della postura, essa richiama singolarmente l'evoluzionefilogenetica. E' noto che la posizione intrauterina del corpo fetale è caratterizzata da una flessione di tutta la colonna vertebrale (cifosi spiccata). Questa postura viene mantenuta per un certo periodo di tempo anche dopo la nascita. A partire dalla sesta settimana di vita extrauterina il bambino, giacendo in posizione prona, inizia ad estendere il collo attivando la muscolatura posteriore del collo che così contrasta la forza di gravità. 

Successivamente il bambino, assumendo la posizione seduta e deambulando "a quattro zampe" ("gattonando"), presenta ancora una notevole cifosi lombare associata ad una lordosi cervicale. In questa posizione egli impara a controllare il peso della testa

La scarpa

 

 

 

 

La scarpa si trova così a dover assolvere al difficile compito di proteggere il piede ma nello stesso tempo di assecondare il gesto sportivo, aiutando il piede nei complessi movimenti che l'attività sportiva richiede.

a scelta della scarpa per un podista è la cosa più difficile e complessa che possa esserci, questo perché non c'è una scienza esatta nella determinazione della stessa, ma concorrono diversi fattori che cambiano sensibilmente per ogni individuo.

Prima di tutto bisogna essere in grado di capire se il negozio presso il quale siete entrati può darvi la giusta consulenza che occorre.

Per questo è importante capire se il venditore che abbiamo davanti è all'altezza della situazione, come capirlo?

Dopo aver espresso la vostra esigenza dovreste sentirvi fare dal rivenditore delle domande dirette ed obbligatorie da cui non ci si può redimere e sono: con che frequenza corre a settimana? Che distanze percorre? Quanto pesa? Ha problemi di appoggio? (vedi la sezione supinazione/ pronazione), ha avuto in passato traumi da sport e quali?

Non prendete queste domande come impertinenti o invasive, ma sono le giuste considerazioni dalla quale si deve partire per capire quale tra le miriade di prodotti il rivenditore può iniziare a proporvi cercando così il più consono a voi.

Le misure delle scarpe posso essere espresse in vari modi (U.K. /USA/EUR./FR/CM) spesso negli scatoli sono espressi tutti, ma per il podista il consiglio che possiamo dare per limitare il più possibile irregolarità nelle indicazioni tra varie case costruttrici è di considerare il centimetro, (metro campione) per cui i numeri indicati come (UK/USA/FR) POSSONO CAMBIARE SENSIBILMENTE, se non conoscete la vostra misura in cm orientatevi sulla misura europea, per intenderci quella alla quale siamo abituati da sempre 39/40/41 ecc.. Quando proviamo le misure molti clienti noto che alzano l'alluce per vedere se la scarpa è piccola, niente di più sbagliato! Se alzate l'alluce è normale che toccherete la tomaia della scarpa ma non per questo la misura è piccola, dovete appoggiare invece tutto il piede per terra e se volete toccate con le mani il dito più lungo del vostro piede, solitamente mezzo centimetro di distanza tra questo e la punta della scarpa è sufficiente per definire buona una misura.

Una volta calzata la scarpa fate bene attenzione a come vi sta al piede, la prima impressione è importante, la conchiglia tallonare non deve stringervi troppo od ostruire il normale movimento del tendine di achille, l'appoggio dell'arco plantare deve darvi comodità e non una sensazione di pressione, nell'avampiede la scarpa non deve stringere troppo le falangi, il mignolo non deve strisciare troppo nei bordi della tomaia altrimenti si infiammerebbe, accennate il movimento tipico della rullata, una volta portato il peso del corpo sull'avampiede non dovete sentire l'alluce toccare la punta della scarpa, né tanto meno le cuciture che uniscono il nylon della tomaia poste in alto. Se dopo aver valutato questi elementi la scarpa non vi da problemi la sua calzata per il vostro piede è ottima.

con la muscolatura posta superiormente al cingolo scapolare. Solo successivamente si forma la lordosi lombare, cioè quando il bimbo inizia a fare i primi tentativi per rimanere in posizione eretta e quindi camminare. 

A circa dodici mesi di vita si ha il passaggio graduale al bipodalismo ma la postura eretta nell'uomo diviene stabile a circa 6 anni, con la fisiologica formazione e strutturazione delle curve vertebrali (lordosi lombare e cervicale e cifosi dorsale). Ciò avviene grazie alla maturazione estero-propriocettiva del piede che è quindi il responsabile delle modificazioni delle curve vertebrali in posizione eretta.

La calza

 

 

Attenzione a non sottovalutare l'importanza della calza.

La calza è molto importante per la salute del nostro piede, infatti una calza scadente o poco

 

performante può creare dei veri problemi, come vesciche nel caso in cui questa sia lenta e si muova troppo sul nostro piede,o può fare sudare eccessivamente indebolendo l'epidermite del piede, creando lacerazioni oltre che favorire le piaghe.

Per non sottovalutare anche l'eventuali nascita di infezioni, infatti se avete ferite o problemi di unghia incarnite cercate sempre di indossare calzini in cotone esclusivamente bianco, i trattamenti che il cotone subisce per le colorazioni possono favorire l'insorgenza di infezioni.

La calza più adatta ad un runner è composta in modo differenziato nelle sue parti, il sottopiede è di cotone più spesso per rendere comodo l'appoggio della pianta del piede, nella parte mediale la calza ha delle fibre elastiche che favoriscono l'adesione della calza al collo del piede. Nella parte superiore della calza, quindi il collo piede, la calza è molto leggera e ciò permette una ampia traspirazione dello stesso, in questo modo il sudore creato in fase di allenamento evapora più facilmente diminuendo per quanto possibile l'effetto bagnato. Per i più esigenti esistono calze a calzata unilaterale con il simbolo sx o dx per adattarsi al meglio alla conformazione del piede.

Ma questa è solo la punta dell'iceberg, certo!, Non conta solo quello.

Plantari Un po' di buon senso

 

 

Ognuno di noi è fatto in modo diverso con lunghezze degli arti, muscolatura, articolazioni, elasticità dei tendini diverse. È abbastanza assurdo pensare di proporre per tutti un unico modo di gestire il proprio appoggio. Infatti il peso durante la corsa con il plantare viene semplicemente ridistribuito. Magari preservo il tendine d'Achille, ma vado a caricare maggiormente il ginocchio. Se sono già diversi anni che corro, il tendine guarirà, ma il ginocchio, non abituato al nuovo carico, farà crac. Semplice.

 

Le considerazioni sopra esposte spiegano la sostanziale differenza che andiamo ad analizzare

Nel caso di atleti giovani (come età sportiva!), il plantare è sicuramente indicato quando lo specialista rileva che un infortunio è strettamente correlato a un'anomalia anatomica (e non per esempio a esagerazioni iniziali del principiante); ci si potrebbe chiedere che differenza c'è fra un atleta che inizia e un atleta che corre da anni se entrambi presentano lo stesso problema (piede cavo, piede piatto, eccessiva pronazione ecc.). La risposta è semplice: il podista che corre da anni con un problema anatomico (o presunto tale) ha sicuramente dei meccanismi d'equilibrio che lo hanno preservato dagli infortuni; se incorre in una fascite plantare non avrebbe molto senso attribuirla alle sue anomalie anatomiche e cercare di risolverla con un plantare, in quanto le cause sicuramente sarebbero altre: tolte quelle, ritornerebbe a correre senza problemi.

Quello che sfugge ai più è che il nostro corpo ha comunque un carico allenante massimo, per cui è importante conoscere la nostra distanza critica. È assurdo che un maratoneta in sovrappeso atletico (per esempio 72 kg per 175 cm) pensi a un plantare piuttosto che a dimagrire per esempio di 5-6 kg. Se vuole mantenere quel peso è più logico che di dedichi a distanze più brevi.

In altri termini, se non si segue un criterio di gradualità e non si sta sotto il livello quantitativo e qualitativo che il proprio corpo sopporta, plantari o non plantari, si avranno sempre dei problemi. La teoria dell'allenamento non serve solo a far ottenere la miglior prestazione, ma anche a far durare a lungo l'atleta. In modo ancora più chiaro, se 10-15 anni fa si pensava che gli infortuni fossero in gran parte dovuti a malformazioni anatomiche dell'atleta, oggi è ormai chiaro che gli infortuni sono, nel 99% dei casi, errori di sovraccarico quantitativo o qualitativo.

In genere conviene guarire perfettamente da un infortunio "difficile" (anche con un lungo periodo di stop) e affrontare la ripresa con uno spirito più orientato a durare a lungo che alla singola prestazione: aumentare le proprie capacità di recupero, base organica molto forte (fare qualità solo con una quantità alle spalle sufficiente), potenziamento e tecnica di corsa ecc.

L'altro caso in cui il plantare è certamente giustificato è nella fase di riabilitazione dopo un infortunio traumatico o un intervento chirurgico. Infatti il plantare consente di moderare il carico, consentendo un recupero graduale.

Non si deve usare:

Per cercare di curare patologie sportive; il plantare previene, ma non cura. Prima si guarisce, poi si prende in considerazione l'idea del plantare.

Per cercare di prevenire patologie sportive in atleti che comunque da tempo non hanno problemi. Non si fa altro che alterare equilibri ormai consolidati.

Per cercare di "convivere" con patologie sportive. Si dilaziona solo il problema...

La qualità spesso è un optional - L'uso del plantare è stato consigliato a quasi tutti i runner che calcano le strade da anni. Da una statistica che ho effettuato, su un gruppo di trenta atleti, ventisei hanno ricevuto l'indicazione di portare un plantare. Molti hanno seguito questo consiglio, salvo poi buttare il plantare poche settimane dopo averlo usato. La morale che ne ho tratto è che il plantare è spesso consigliato in tutte le patologie delle quali non si viene a capo con le terapie più blande, una sorta di panacea che tutto dovrebbe curare. Purtroppo non è così, anche perché la realizzazione di un plantare dovrebbe essere un'opera di alta ingegneria biomeccanica, mentre spesso non è che la veloce preparazione di un supporto da infilare nelle scarpe sperando che faccia il miracolo. Se provate a farvi fare due plantari per lo stesso problema, scoprirete che sono simili, ma non uguali, che molti vengono realizzati senza tener conto delle scarpe in cui devono essere inseriti e che altri vengono addirittura realizzati con materiali non idonei alle patologie. Occorre rimarcare che molto spesso un cattivo plantare non fa altro che procurare nuovi problemi.

Il circolo magico - Perché allora il plantare è così di moda? Perché fa parte di quell'insieme di tentativi che si fanno per curare patologie croniche o acute di cui non si conosce la causa. Chi non riesce a venire a capo di un infortunio entra in quella spirale che io definisco "magica": plantare, chiropratico, osteopata, agopuntura, medicine alternative, pranoterapeuta, santone. Ognuno di questi tentativi è giustificato (persino il santone se la patologia è psicosomatica da paura dell'avversario che in quel periodo è in gran forma...), ma solo con cognizione di causa. Se non si conosce (o si fa finta di non conoscere, come chi tenta di tutto per evitare un intervento chirurgico) la causa, rivolgersi al terapeuta sbagliato non può che aggravare la situazione, facendo perdere tempo e soldi.

La serietà professionale - Il problema di fondo è valutare la serietà professionale degli appartenenti al circolo magico. Come si fa? Se una persona sana va da un podologo che vende plantari o da un chiropratico, lamentando sintomi di una particolare patologia, quanti richiedono esami per valutare la gravità e quanti invece partono subito in quarta dicendo che è necessario un plantare o è necessaria una manipolazione? Un professionista è veramente tale quando ammette i limiti della proprio campo d'azione; purtroppo ci sono specialisti che pretendono di curare ogni patologia con la loro disciplina.

Elogio dei piedi, di Erri De Luca

Perché reggono l’intero peso.

Perché sanno tenersi su appoggi e appigli minimi.

Perché sanno correre sugli scogli e neanche i cavalli lo sanno fare.

Perché portano via.

Perché sono la parte più prigioniera di un corpo incarcerato. E chi esce dopo molti anni deve imparare di nuovo a camminare in linea retta.

Perché sanno saltare, e non è colpa loro se più in alto nello scheletro non ci sono ali.

Perché sanno piantarsi nel mezzo delle strade come muli e fare una siepe davanti al cancello di una fabbrica.

Perché sanno giocare con la palla e sanno nuotare.

Perché per qualche popolo pratico erano unità di misura.

Perché quelli di donna facevano friggere i versi di Pushkin.

Perché gli antichi li amavano e per prima cura di ospitalità li lavavano al viandante.

Perché sanno pregare dondolandosi davanti a un muro o ripiegati indietro da un inginocchiatoio.

Perché mai capirò come fanno a correre contando su un appoggio solo.

Perché sono allegri e sanno ballare il meraviglioso tango, il croccante tip-tap, la ruffiana tarantella.

Perché non sanno accusare e non impugnano armi.

Perché sono stati crocefissi.

Perché anche quando si vorrebbe assestarli nel sedere di qualcuno, viene scrupolo che il bersaglio non meriti l’appoggio.

Perché, come le capre, amano il sale.

Perché non hanno fretta di nascere, però poi quando arriva il punto di morire scalciano in nome del corpo contro la morte.